Scaffale “tiburtino” (progetto “SPAFE” – DTC Lazio)

Prima “sala Tiburtina” di villa d’Este a Tivoli

(a cura di Francesco Guidi)

In questa sezione viene presentata la ricostruzione virtuale della prima sala Tiburtina di villa d’Este a Tivoli, affidata all’esecuzione tecnica di Haltadefinizione [RENDERE CLICCABILE?], una tech-company specializzata nella digitalizzazione di beni culturali e con una ormai consolidata esperienza di collaborazione con musei e istituzioni culturali fra le più importanti del mondo.

 

La nostra proposta è costruita a partire da un rigoroso esame delle fonti, archivistiche e testuali. Le antiche descrizioni – coeve o di poco successive al 1569, data entro cui un eterogeno gruppo di artisti, riuniti attorno a Cesare Nebbia, mette mano alla decorazione della sala – permettono di ripristinare le condizioni originarie di fruizione dell’ambiente, soprattutto sul versante dell’illuminazione: abituati come siamo all’uniforme luminosità degli schermi che ci circondano, sarà una sorpresa trovarsi immersi nel buio, fra il guizzare delle fiammelle delle candele. Queste considerazioni di filologia della fruizione sono importanti, perché gli affreschi della sala Tiburtina sono stati progettati per essere visti in questo modo, non inondati di luce. Diventa così possibile apprezzare meglio alcuni aspetti del dispositivo decorativo: l’inventario del 1572 non manca di elencare, in questa sala, i tessuti pregiati, i damaschi, le tele di Venezia e di Rouen, i taffettà e le sete turchesche, che gareggiavano con le preziosità materiche dei finti marmi e stucchi, delle finte gemme e dei cammei illusionisticamente riportati sulle pareti, a incorniciare le scene storiche che pretendono di essere tessute su arazzi di Fiandra, e i finti quadri riportati con i paesaggi… Gli affreschi erano stati eseguiti tenendo in conto tutto questo, disponendo di conseguenza per quanto riguarda la gestione delle fonti luminose, finalmente qui ricostruite, anche se virtualmente.

Il riesame della letteratura artistica tiburtina, in particolare delle opere di Pirro Ligorio e Marco Antonio Nicodemi, ha poi consentito di meglio precisare i soggetti di alcune delle scene dipinte in questo ambiente, dove si mette in immagini la storia di Tivoli, dalle sue mitiche origini – ricondotte, per motivi celebrativi del casato Estense, ad Ercole – ai fondatori Tiburto e Catillo, e fino alle vicende dei loro omonimi eredi Tiburto, Catillo e Corace, a cui si deve l’espansione e il consolidamento della città.

Questo lavoro svolto con i consueti strumenti della storia dell’arte si unisce ora alla ricostruzione 3D della prima sala Tiburtina allestita da Haltadefinizione, tramite acquisizione a scansione laser terrestre, che garantisce dati estremamente efficienti per qualità e precisione. La fruizione del modello 3D, possibile online tramite browser, si basa sulla creazione di una camera virtuale, garantendo all’utente la possibilità di muoversi nello spazio e di illuminare le pareti a seconda del suo stesso movimento, come se avesse in mano una lanterna.

Progetto SPAFE – DTC Lazio (a cura di Claudio Castelletti e Francesco Guidi)