Giornale d’entrata e d’uscita di dinar fatta in Roma per l’eredità del signor cardinale d’Este, 1587 (Modena, Archivio di Stato, Camera Ducale, Amministrazione dei Principi, 176b)
Il «Giornale» del 1587 è una fonte cruciale per la conoscenza delle raccolte estensi all’indomani della morte del cardinale Luigi d’Este, 30 dicembre 1586. Attraverso la trascrizione integrale qui pubblicata è infatti possibile ricostruire la dispersione, e a volta la sciagurata svendita a prezzi di saldo, di alcuni dei pezzi più pregiati dell’eredità di Luigi, in gran parte derivanti dalle collezioni dello zio Ippolito, custoditi fra le residenze di Roma e di Tivoli. Oltre a grandi serie di arazzi, ad esempio i dodici con i Trionfi di Scipione, intessuti ad Anversa sui cartoni di Giulio Romano portati a Fontainebleau da Francesco Primaticcio, da questa edizione completa del «Giornale» vengono messi in luce anche i dati più pedestri. È il caso dei corami «a termini» parte dell’ornamento allegorico inventato da Pirro Ligorio per la Sala delle Virtù di villa d’Este; ma anche dei tanti tappeti, tessuti, damaschi e rasi, che talvolta venivano impiegati anche per coprire alcuni dei quadri conservati nei camerini; oppure dei candelieri, alcuni «da tacar al muro»; o ancora le paparelle d’argento dorato comprate da «Beniamino ebreo», uno dei protagonisti della vendita del 1587, che agiva per conto del cardinale Farnese. Tutte queste indicazioni sono state utilmente riversate nelle ricostruzioni digitali di alcuni ambienti della villa, soprattutto per garantire una efficace restituzione delle condizioni di illuminazione, su cui hanno un peso determinante le tipologie di fonti di luce e la componente riflettente dei diversi materiali e degli arredi.
(a cura di Francesco Guidi)
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